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IPERTENSIONE

Quasi sempre il termine ipertensione, usato da solo, è riferito all’ipertensione arteriosa, ovvero a una pressione sanguigna eccessiva a livello delle arterie. Questa può essere imputabile a cause non identificabili (ipertensione essenziale o primitiva) o secondaria a malattie renali, vascolari o endocrine.

La forma maggiormente diffusa è l’ipertensione essenziale, nella quale fattori genetici e ambientali portano a un’attivazione neuro-ormonale sistemica e tissutale (soprattutto da parte del RAAS) con valori elevati di pressione arteriosa. L’ipertensione arteriosa è un importante fattore di rischio, insieme ad altri, per malattie come l’infarto del miocardio, l’insufficienza cardiaca e l’ictus. Esiste infatti una relazione diretta tra incidenza di malattie cardiovascolari e valori di pressione arteriosa fino al limite inferiore di 110-115 mmHg di pressione sistolica e 70-75 mmHg di pressione diastolica.

Sebbene valori pressori elevati diano solo raramente luogo a sintomi (cefalea, vertigini, tachicardia e senso di malessere generale possono comparire per valori di pressione arteriosa sistolica >200 mmHg), a lungo termine l’ipertensione arteriosa provoca danni d’organo permanenti a livello cardiaco, renale, vascolare, retinico e cerebrale.

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